Disturbi del sonno e come affrontarli: alcune regole per far dormire piccoli e grandi!

Disturbi del sonno e come affrontarli: alcune regole per far dormire piccoli e grandi!

Abitare il mondo industrializzato implica difficoltà non di poco conto: il 25% dei bambini al di sotto dei 5 anni soffre di disturbi del sonno, mentre dopo i 6 anni e fino all’adolescenza ne è interessato circa il 10-12%.

Lorenza Di Genova

Lorenza Di Genova

Pediatra e neonatologa
Contenuto selezionato da Pediatotem

Il sonno dei bambini

La frenesia del mondo occidentale, insieme all’uso sempre più precoce di strumenti elettronici e all’aumento delle luci artificiali, gioca un ruolo chiave nel determinare le alterazioni del ritmo sonno-veglia; i bambini ne risentono tanto quanto i grandi che hanno cura di loro.
Il sonno, di fatto, può subire interferenze esterne che si sommano ai cambiamenti fisiologici indotti dalle fasi di sviluppo psicomotorio del bambino. In particolare, l’evoluzione del sonno si sviluppa insieme all’acquisizione della capacità di gestire la separazione dall’adulto e dal mondo esterno. Tale aspetto si apprezza soprattutto a partire dai 3-4 mesi di età, quando è possibile riconoscere la fase di addormentamento e il lattante acquisisce maggior consapevolezza della permanenza dell’oggetto: l’amore dei genitori rimane, senza svanire alla chiusura delle palpebre.

I disturbi del sonno

Tuttavia, accanto al fisiologico adattarsi al mondo dei sogni, possono delinearsi disturbi quali: insonnia (20-30%); parasonnie (25%), tra cui frequenti sono il pavor nocturnus, il sonnambulismo, il sonniloquio e i risvegli confusionali; disturbi del ritmo circadiano (7%); disturbi respiratori del sonno (2-3%), come le apnee ostruttive, tipiche di bimbi con tonsille e adenoidi grandi o una consistente deviazione del setto nasale o una lingua molto grossa (macroglossia); disturbi del movimento legati al sonno (1-2%); ipersonnie (0,01-0,20%).
Non è possibile definire una singola causa alla base: entra in gioco un intreccio di fattori di natura sia genetica, per cui è probabile che siano presenti anche in altri membri della famiglia, sia ambientale, tra cui si riconosce uno stile di vita scorretto. Gli errori di comportamento degli adulti possono amplificare tali disturbi, come l’abitudine alla condivisione del letto dei genitori e la tendenza ad accorrere subito e prendere in braccio il piccolo sia all’addormentamento che durante i risvegli.

Le possibili conseguenze

Un sonno disturbato ha conseguenze temibili.
Il bambino va incontro più frequentemente a: problemi di apprendimento; sonnolenza, disattenzione e ridotta memoria; scarso controllo degli impulsi; maggior rischio di sviluppare ADHD, disturbo oppositivo-provocatorio e disturbi depressivi; maggior incidenza di traumi accidentali; rischio di sviluppare obesità, disturbi metabolici e predisposizione al diabete e, in adolescenza, depressione, intenzioni suicidarie e abuso di sostanze.
I rischi relativi al nucleo familiare sono: scarsa salute fisica e mentale dei genitori, sviluppo di depressione materna e un notevole stress degli adulti, tanto che molti casi di maltrattamento infantile sono attribuibili alla deprivazione di sonno dei genitori.
La stessa depressione materna incide sullo sviluppo di insonnia nei bambini: i sintomi nevrotici o depressivi della madre influiscono sulla qualità del sonno dei piccoli, instaurando, così, un circolo vizioso che richiede attenzione e interruzione.

Sogni d’oro per grandi e piccini: come fare

È possibile fare prevenzione, soprattutto nel primo anno di vita, periodo cruciale perché le abitudini acquisite non rendano difficile avere un’autonomia di addormentamento negli anni successivi. Per questo motivo, sono state stabilite delle regole d’oro da seguire nel primo anno di vita e non solo:

  • far dormire il bambino sempre nella stessa stanza anche quando comincerà ad essere più grande;
  • rispettare l’orario della nanna: abituare il piccolo ad addormentarsi sempre alla stessa ora adattando i ritmi della famiglia ai suoi e non viceversa;
  • dai 3-4 mesi di vita metterlo sul lettino quando è in procinto di addormentarsi, allontanandolo dal seno o dal biberon;
  • evitare che i bimbi si abituino a stare e dormire nel lettone: dopo i primi 8-10 mesi di vita, abituarli all’autonomia vuol dire anche lasciarli dormire nel proprio ambiente;
  • regolare l’esposizione alla luce: per il sonnellino pomeridiano mantenere la luce dell’ambiente, ridurla il più possibile per la notte e potenziarla appena svegli al fine di favorire un ritmo sonno-veglia governato dall’alternanza della luce e del buio;
  • non dare troppo cibo o acqua prima di dormire, e favorire l’utilizzo di un oggetto consolatorio per riaddormentarsi;
  • rispettare l’orario dei pasti durante la giornata e favorire un’alimentazione equilibrata, con un adeguato introito di liquidi;
  • evitare sostanze eccitanti dopo le ore 16 (compresa la cioccolata!);
  • evitare di usare dispositivi elettronici dopo cena e tenere televisione, computer e cellulare fuori dalla stanza da letto.

Per quanto possano sembrare difficili da attuare, questi consigli prendono la forma di piccoli passi verso un equilibrio del sonno che si fa costruttore di benessere, prevenendo, così, l’insorgenza di disturbi che sono simili a mostri nella vita di grandi e piccini. E lì dove questi avessero già fatto capolino, il rispetto di tali regole può aiutare ad affrontarli e ripristinare una buona qualità del sonno in tutta la famiglia.

Bibliografia

– Carter JC, Wrede JE. Overview of Sleep and Sleep Disorders in Infancy and Childhood. Pediatric Annals. 2017;46: e133-e138.

– Brescianini S, Volzone A, Fagnani C et al. Genetic and environmental factors shape infant sleep patterns: a study of 18-month-old twins. Pediatrics. 2011;127: e1296-302.

– Società Italiana di Pediatria. Un bambino su quattro soffre di disturbi del sonno. Le 10 regole d’oro per far dormire i piccoli, i più grandi (e anche mamma e papà). 74° Congresso SIP, 2018.